FEDOROV ATTACCATO DA FUTURO NAZIONALE PER NON IRRITARE MOSCA? CACCIATO DA ZELENSKY, CHIEDE ELEZIONI E UNA STRATEGIA PER FINIRE LA GUERRA. SI STA SBAGLIANDO SPAVENTAPASSERI: SOLITA APPROSSIMAZIONE E INCOMPETENZA GEOPOLITICA
Castello Sforzini di Castellar Ponzano (AL), 17 SET – Adesso il quadro diventa politicamente molto più chiaro. Un parlamentare di Futuro Nazionale contesta la scelta del ministro Crosetto di avvalersi delle competenze di Mykhailo Fedorov e indica tra le ragioni il rischio di “aggravare ulteriormente” i rapporti con Mosca. Ma prima di trasformare Fedorov nello spaventapasseri del fronte antirusso sarebbe opportuno capire chi sia e soprattutto cosa stia accadendo realmente in Ucraina.
Fedorov non è lo stereotipo dell’uomo di Zelensky appiattito sull’asse Bruxelles-Kiev. È stato estromesso proprio da Zelensky, la sua uscita ha provocato manifestazioni di piazza, ha chiesto nuove elezioni sfidando apertamente l’attuale presidente e ha messo in discussione la strategia con cui l’Ucraina sta conducendo la guerra. Ha inoltre rapporti consolidati con Musk, SpaceX, Palantir e una parte rilevante dell’ecosistema tecnologico americano. Dipingerlo semplicemente come il falco antiputiniano di Bruxelles significa descrivere un personaggio che non esiste.
Il punto diventa ancora più serio quando questa polemica arriva da Futuro Nazionale. Nel suo programma non c’è soltanto la richiesta di riaprire i rapporti con la Federazione Russa: c’è scritto espressamente che l’Italia deve contemplare persino “la possibilità di recedere dai Trattati internazionali, compreso il Trattato del Nord Atlantico”. È una scelta politica enorme, che riguarda direttamente la collocazione internazionale dell’Italia e non può essere nascosta dietro qualche polemica su un advisor.
Io credo che l’Italia debba stare saldamente nell’Occidente e nell’Alleanza Atlantica, mantenendo tutta la propria autonomia nazionale, come seppe fare Craxi a Sigonella. Autonomia non significa equidistanza. Dialogare con Mosca e lavorare perché questa guerra finisca è necessario; mettere in discussione l’ancoraggio occidentale dell’Italia è tutt’altra cosa. Senza Washington restano Mosca e Pechino. E non mi pare una conquista di sovranità cambiare semplicemente il nome della capitale dalla quale dipendere.
E c’è un paradosso finale. Se l’obiettivo dichiarato è favorire la conclusione della guerra e riaprire un’interlocuzione con la Russia, scegliere come bersaglio proprio un ex ministro entrato in rotta di collisione con Zelensky, che chiede elezioni e contesta l’attuale conduzione politica ucraina, impone almeno una domanda: si sta davvero discutendo dell’interesse nazionale italiano o si sta semplicemente cercando uno spaventapasseri da agitare contro chiunque possa irritare Mosca?
Prima di sparare sulla sagoma, bisognerebbe almeno controllare chi c’è dietro. Altrimenti non è geopolitica: è tiro allo spaventapasseri. Condito, ancora una volta, da approssimazione e incompetenza geopolitica.
Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale







