Centro Studi Rinascimento Nazionale

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale

In un tempo segnato da disorientamento culturale, crisi della rappresentanza, impoverimento del dibattito pubblico e perdita di identità, nasce l’esigenza di un luogo fisico e simbolico capace di produrre pensiero, ricerca, formazione e visione.

La Sede

Il Castello Sforzini di Castellar Ponzano non è solo cornice, ma simbolo della radice storica e culturale che ispira questo progetto: un maniero medievale, documentato già nell’anno Mille e sorto su fondamenta Romane, nel cuore del territorio di confine tra Piemonte e Lombardia. Un confine che quindi, anziché esser barriera, si fa ponte.

I nostri esperti

L'Italia non ha bisogno di altri spettatori.

C’è un progetto in corso. Concreto, serio, già operativo.
Un centro studi, una sede, una visione…
…e un posto riservato a chi vuole essere protagonista, non comparsa.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale nasce con una convinzione precisa: che le idee migliori non si elaborano soltanto nei centri decisionali, ma emergono dai territori, dalle comunità, dalle esperienze concrete di chi ogni giorno vive il proprio quartiere, la propria città, la propria Regione.

Apri anche tu un Circolo di RINASCIMENTO NAZIONALE

Il cuore operativo della Consulta sono i Circoli Territoriali: presenze attive sul territorio, già operativi in diverse aree d'Italia e in progressiva espansione, che costituiscono il punto di contatto diretto tra le comunità locali e il Centro Studi.

I Circoli non sono semplici antenne periferiche: sono interlocutori a pieno titolo, con cui il Centro Studi instaura un dialogo costante e costruttivo. Portano temi, segnalano criticità, propongono soluzioni. Da questo scambio continuo nascono analisi più solide, proposte più radicate, visioni più autentiche.

Il CENTRO STUDI E I SUOI SOSTENITORI

La Legione del Castello

La Legione del Castello è il cuore operativo del Centro Studi Rinascimento Nazionale, la comunità attiva che traduce in iniziativa concreta la visione culturale elaborata al Castello Sforzini.

La Legione del Castello si propone dunque come una rete attiva, aperta ad ulteriori soggetti politici e culturali e a chiunque condivida i nostri valori. Attraverso attività sul territorio, campagne, iniziative pubbliche e supporto organizzativo agli eventi del Centro Studi, la Legione del Castello mobilita energie, competenze e comunità locali attorno ai valori di identità, libertà, responsabilità e valorizzazione delle eccellenze italiane.

Il Castello Sforzini di Castellar Ponzano non è solo cornice, ma simbolo della radice storica e culturale che ispira questo progetto: un maniero medievale, documentato già nell’anno Mille e sorto su fondamenta Romane, nel cuore del territorio di confine tra Piemonte e Lombardia. Un confine che, anziché esser barriera, si fa ponte.

I Comunicati

Rimani Aggiornato

Lascia i tuoi dati registrandoti al seguente LINK, così da rimanere sempre aggiornato su NEWS e iniziative del Centro Studi RINASCIMENTO NAZIONALE.

Rassegna STAMPA

Copertina per Rinascimento Nazionale
Page likes: 284
Adesso il punto politico è scritto nero su bianco.Non è l’Ucraina. Non è una divergenza nella maggioranza.È il governo Meloni. È il centrodestra.La maschera è caduta. ...
Visualizza su Facebook (opens in a new tab)
VANNACCI CHIEDE LA CRISI DI GOVERNO. GETTA LA MASCHERA: VUOLE FAR CADERE MELONI E DISTRUGGERE IL CENTRODESTRAVannacci oggi ha gettato definitivamente la maschera. Chiede a Salvini di aprire una crisi di governo. Non di cambiare una decisione, non di correggere una linea, non di aprire una discussione nella maggioranza: di aprire una crisi. Significa mettere in gioco il governo Meloni. E questo chiarisce molto bene quale sia il suo progetto politico.Chi vuole la destra al governo del Paese conosce una verità elementare della storia politica italiana degli ultimi trent'anni: l'unica architettura politica che abbia consentito alla destra di arrivare al governo è quella costruita da Silvio Berlusconi nel 1994. È quella architettura che ha portato, quasi trent'anni dopo, Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.Ed è precisamente quell'architettura che Vannacci dimostra ancora oggi di voler abbattere. Non vuole rafforzare il centrodestra: chiede che salti il suo governo. Non vuole spostarne la linea: è disposto a provocarne la crisi. E una crisi del governo Meloni non rafforzerebbe certamente il centrodestra; aprirebbe invece uno scenario del quale beneficerebbero solo le opposizioni.La politica estera è soltanto il punto sul quale oggi questa strategia diventa evidente. Si può dissentire sull'Ucraina, sulle armi, sulle sanzioni e sulla Russia. Salvini lo fa restando nella maggioranza. Vannacci compie un passo completamente diverso: dice che su quella divergenza è pronto alla crisi.A questo punto le parole hanno un significato preciso. Chi vuole la destra al governo difende, pur discutendola e modificandola, l'architettura politica che le ha consentito di governare. Chi chiede di far cadere il governo Meloni mette in discussione quell'architettura alla radice.Vannacci non sta cercando di rafforzare il centrodestra. Con le dichiarazioni di oggi dimostra quale sia la conseguenza della sua linea politica: far cadere il governo Meloni e disarticolare il centrodestra costruito da Berlusconi. Esattamente l'operazione che può riconsegnare alla sinistra ciò che gli elettori le hanno tolto.Luca SforziniPresidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ...
Visualizza su Facebook (opens in a new tab)

12 hours ago

Rinascimento Nazionale
DA POLITICO.EU ALLA ROMANIA.Digi24 riprende l’inchiesta sul cosiddetto “patriarcato mediterraneo” (il cavernicolo che trascina la donna per i capelli, impacchettato con immagini da Mulino Bianco) e le mie parole.È importante che certe cose vengano raccontate correttamente fuori dall’Italia.Ed è particolarmente importante che vengano raccontate correttamente proprio in Romania.Per molte ragioni.La corretta narrazione passa anche da qui.www.digi24.ro/amphtml/stiri/externe/ue/un-general-italian-de-extrema-dreapta-vaneaza-voturile-din... ...
Visualizza su Facebook (opens in a new tab)

14 hours ago

Rinascimento Nazionale
IL “DIVIDENDO FISCALE DELLA LIBERTÀ”: SFORZINI SFIDA LA DESTRA STATALISTA E PROVA A SCRIVERE IL PROGRAMMA DEL DOPO-NOVECENTO«Il Novecento è finito. Anche per la destra». Bisogna partire da questa frase per capire Rinascimento Nazionale. Un’idea, una Nazione, un futuro. Per la rinascita dell’Italia e dell’Occidente, il libro con cui Luca Sforzini prova a dare sistematicità a una cultura politica nazionale ma non statalista, identitaria ma non razzista, liberale e liberista, occidentale e atlantica, più risorgimentale che novecentesca.Il libro nasce anche da una vicenda politica personale, quella del rapporto e poi della rottura con Futuro Nazionale e Roberto Vannacci. Ma fermarsi a questo significherebbe scambiare l’occasione contingente per il contenuto del volume. La questione che attraversa le sue pagine è più ampia: quale destra possa nascere una volta riconosciuto che le categorie del secolo scorso non bastano più.Il bersaglio è doppio. Da una parte ci sono nostalgie, simboli e linguaggi di chi continua a cercare nel Novecento la propria identità. Dall’altra c’è una destra che si proclama nazionale ma sul terreno economico recupera statalismo, dirigismo, espansione della spesa e intervento pubblico: una sorta di sinistra economica travestita da destra. Per Sforzini la Nazione non coincide invece con lo Stato e rafforzare la prima può significare ridimensionare il secondo.È su questo terreno che compare probabilmente l’idea economicamente più riconoscibile del libro: il «dividendo fiscale della libertà». Sforzini non propone semplicemente di abbassare le tasse. Cerca di costruire un automatismo politico che renda il taglio fiscale conseguenza della riduzione dello Stato. Ogni soppressione o trasferimento permanente di una funzione pubblica deve produrre un risparmio strutturale quantificato; una quota di quel risparmio deve essere vincolata a riduzioni permanenti delle imposte sul lavoro, sull’impresa e sui redditi familiari. L’obiettivo dichiarato è rendere visibile e difficilmente reversibile una sequenza: meno Stato, meno spesa, meno tasse.È una differenza non secondaria rispetto alla tradizionale promessa elettorale del taglio fiscale finanziato a deficit o affidato a coperture future. Nel modello di Sforzini viene prima la destrutturazione dell’apparato e soltanto dopo il dividendo restituito alla società. Lo Stato deve costare meno perché deve fare meno cose, non perché debba fare le stesse cose indebitandosi di più.Da qui deriva l’altra formula centrale del volume, quella dello «Stato minimo e strategico». Minimo non significa debole. Al contrario: uno Stato che pretende di occuparsi di tutto finisce, secondo Sforzini, per svolgere male anche ciò che soltanto esso può fare. Giustizia, sicurezza, difesa, politica estera, infrastrutture, energia e tutela delle libertà richiedono quindi istituzioni più autorevoli proprio perché liberate da una parte delle funzioni accumulate nel tempo.Ma Rinascimento Nazionale non è un manuale di politica economica. La costruzione culturale cerca le proprie radici molto più indietro del Novecento: Roma, Cristianità, Rinascimento, Risorgimento e Fiume vengono utilizzati non come modelli da restaurare, ma come materiali per costruire qualcosa di nuovo. La metafora forse più efficace è quella della Decima Corporazione della Carta del Carnaro, riservata a coloro che lavoravano per ciò che ancora non aveva nome: una casella lasciata simbolicamente libera per il futuro.La destra rivendicata da Sforzini viene così «da più lontano del fascismo» e proprio per questo pretende di poter guardare più avanti. Libertà individuale, responsabilità, proprietà, impresa e merito convivono con una Nazione intesa come comunità politica e storica, non etnica; con il controllo dei confini senza trasformare lo straniero in nemico; con la distinzione tra Islam e integralismo islamico e con una collocazione occidentale e atlantica.E il futuro entra materialmente nel programma. Plusdotazione e mobilità sociale nella scuola, robotica umanoide, data center, chip, capacità di calcolo e intelligenza artificiale occupano pagine normalmente estranee ai manifesti della destra italiana. L’Europa, sostiene l’autore, non può specializzarsi nel regolamentare tecnologie inventate dagli altri: la sovranità del XXI secolo passa anche dalla capacità di produrle.Persino il liberalismo sociale viene declinato in modo meno schematico di quanto la formula “Stato minimo” potrebbe suggerire. Famiglia, natalità, scuola, associazioni e corpi intermedi devono ricostruire lo spazio tra individuo e apparato pubblico. Il merito ha senso soltanto se esiste mobilità sociale: aiutare chi parte indietro e consentire a chi possiede talento di correre più velocemente diventano due facce della stessa politica.Nell’ultima parte Sforzini compie infine il passaggio più difficile: immagina una prima legislatura del Rinascimento Nazionale, introduce obiettivi misurabili e chiude il volume con cento tesi programmatiche. Non promette che tutto possa essere realizzato in cinque anni: rivendica invece un metodo nel quale le politiche vengono misurate e, se non funzionano, corrette.È qui che il libro rivela la propria ambizione. Non costruire l’ennesima corrente della destra, ma tentare una sintesi tra liberali, liberisti, libertari, conservatori, cattolici, federalisti, sovranisti, identitari e tradizionalisti senza costringerli dentro una nuova ortodossia.La domanda finale, allora, non è quanto a destra debba stare la destra. È in quale secolo voglia stare. E il “dividendo fiscale della libertà” diventa, in questo senso, qualcosa di più di una proposta tributaria: è la traduzione economica dell’intero libro. Ridurre ciò che appartiene all’apparato per restituire risorse, responsabilità e libertà alla società. ...
Visualizza su Facebook (opens in a new tab)
Visualizza su Facebook (opens in a new tab)