Centro Studi Rinascimento Nazionale

Le Pillole del Centro Studi

L’ANTISEMITISMO NON È DESTRA. MERITO ED ECCELLENZE SIANO LA BASE DI UNA DESTRA POLIFONICA, CAPACE DI TRASFORMARE LA PAURA IN FUTURO

L’ANTISEMITISMO NON È DESTRA. MERITO ED ECCELLENZE SIANO LA BASE DI UNA DESTRA POLIFONICA, CAPACE DI TRASFORMARE LA PAURA IN FUTURO

di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Quanto pubblicato da Repubblica e successivamente ripreso da numerose testate impone, almeno per quanto mi riguarda e per quanto riguarda il Centro Studi Rinascimento Nazionale che presiedo, parole molto chiare.

Nelle ricostruzioni giornalistiche vengono riportate espressioni antisemite e razziste, riferimenti nostalgici al nazismo e al fascismo, insulti rivolti agli ebrei e agli arabi, affermazioni contro la Costituzione e persino suggestioni eversive. Nulla di tutto questo mi appartiene. Non intendo stabilire responsabilità individuali che non mi competono, né attribuire a centinaia di persone le parole eventualmente pronunciate da singoli. Ma sulle idee non occorrono processi, occorrono giudizi. E il mio è inequivocabile.

L’antisemitismo non è destra. Il razzismo non è destra. Hitler non appartiene al nostro Pantheon e non vi entrerà mai e il nazismo non è una sfumatura un po’ più radicale delle nostre idee: è una delle tragedie totalitarie contro le quali è stata costruita l’Europa libera.

Essere uomini e donne di destra non significa avere nostalgia delle dittature. Significa poter parlare di Nazione, identità, sicurezza, sovranità, tradizione, merito ed eccellenza, responsabilità e futuro senza per questo rinunciare alla libertà individuale, alla democrazia, allo Stato di diritto e, prima ancora, alla dignità umana. Vale per i laici, vale ancor di più per chi dice di richiamarsi alle radici cristiane: una religione d’amore e non di odio.

La mia posizione nei confronti dell’antisemitismo non nasce oggi e non dipende dalla convenienza di una polemica giornalistica. Israele appartiene all’Occidente politico e culturale nel quale Rinascimento Nazionale si riconosce. Si può criticare un governo israeliano, come qualsiasi altro governo democratico; si possono discutere le sue decisioni e contestarne le politiche. Ma trasformare la critica politica in demonizzazione degli ebrei significa attraversare un confine che per me è invalicabile.

Allo stesso modo respingo ogni generalizzazione razziale o religiosa contro gli arabi e contro qualsiasi altro popolo. Difendere senza complessi la nostra identità, rivendicare con orgoglio la grandezza della nostra storia e della nostra cultura e avere la consapevolezza che l’Italia ha ancora qualcosa di grande da creare e da trasmettere al mondo, anche per il futuro, non significa considerarsi superiori agli altri: significa sapere chi siamo e avere l’ambizione di poter ancora regalare qualcosa al mondo. Regalare, non sottrarre. Controllare l’immigrazione, pretendere integrazione e rispetto delle nostre leggi è politica. Considerare uomini e donne inferiori per ciò che sono è un’altra cosa. E non è la nostra.

Una Nazione che non conosce la propria storia perde le proprie radici; una Nazione che sa soltanto contemplarla ha già rinunciato al proprio futuro. Noi non vogliamo né l’una né l’altra cosa. L’Italia non è soltanto l’erede di una grande civiltà: deve tornare protagonista.

Una destra culturalmente adulta non ha bisogno dell’odio per essere forte, e non ha bisogno del nazismo per sentirsi di destra.

Ma una destra che voglia diventare maggioranza deve parlare all’intera Nazione, non soltanto alla parte che già la riconosce e la vota. Deve parlare a chi ha paura, ma anche a chi spera; a chi domanda sicurezza, ma anche a chi cerca opportunità; a chi vuole proteggere ciò che siamo, ma anche a chi domanda alla politica che cosa possiamo diventare.

Una grande destra non deve soltanto dire agli italiani che cosa devono temere: deve indicare loro ciò che insieme possono costruire.

E qui entrano in gioco il merito e le eccellenze. Il merito non può ridursi a una parola da inserire nei programmi: deve diventare un principio di organizzazione della società, e di selezione delle classi dirigenti. E una Nazione che riconosce il merito deve avere l’ambizione di scoprire, formare, liberare e trattenere le proprie eccellenze, e di attrarne di nuove, anche da fuori. Nella ricerca e nell’università, nell’impresa e nel lavoro, nella cultura e nell’arte, nella tecnologia, nelle professioni, nello sport, nella scuola e nella pubblica amministrazione.

L’Italia non deve avere paura delle proprie eccellenze, né mortificarle in nome di un’eguaglianza intesa come uniformità. Deve tornare ad esserne orgogliosa. Una politica nazionale non consiste soltanto nel proteggere i confini della Nazione: consiste nel liberare le energie migliori che vivono dentro quei confini e nel creare le condizioni perché chi vale possa restare, crescere e contribuire al futuro comune.

Per questo credo che la vera sfida non sia radicalizzare una parte del Paese, ma riunire la Nazione intorno a un’idea di futuro. Se vogliamo essere nazionali, dobbiamo avere l’ambizione di parlare alla Nazione intera, anche a chi oggi non ci vota, non ci comprende o persino ci guarda con diffidenza. Una forza nazionale non si misura soltanto dall’intensità del consenso dei propri sostenitori, ma dalla capacità di diventare credibile agli occhi di tutti.

Rinascimento Nazionale è nato anche per questo. Lavoriamo alla costruzione di una destra plurale e polifonica, nella quale possano riconoscersi e confrontarsi sensibilità liberali, liberiste, libertarie, conservatrici, risorgimentali, sovraniste, federaliste, identitarie, nazionaliste, tradizionaliste, cattoliche e sociali. Non pretendiamo di cancellarne le differenze: vogliamo farle dialogare dentro una medesima casa culturale. Ma pluralismo non significa relativismo. Ci sono idee differenti con le quali confrontarsi, e ci sono abissi dai quali tenersi lontani.

La nostra è e vuole rimanere una destra occidentale, capace di difendere l’interesse nazionale italiano senza confondere l’autonomia con l’isolamento, l’identità con l’odio, la sovranità con l’autoritarismo, la tradizione con la nostalgia totalitaria.

Repubblica scrive inoltre che sarei “pronto a traslocare in Forza Italia, stufo degli estremismi”. Su questo consentitemi una risposta più personale.

Non traslocherò mai dalla mia legge morale e dal suo luogo simbolico: il Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Il resto sono speculazioni e interpretazioni.

Una cosa, però, deve essere chiarissima. La mia autonomia politica e quella del Centro Studi Rinascimento Nazionale non sono bandierine da esibire quando fanno comodo: significano libertà di pensare, di parlare, di confrontarsi, di dissentire e, quando necessario, di dire no. Anche agli amici. Forse soprattutto agli amici.

Per questo chiedo con forza che la politica sappia distinguere con nettezza ciò che può essere discusso da ciò che deve essere respinto: per costruire una destra nella quale la parola Nazione non abbia bisogno di essere urlata e la parola libertà non debba mai essere sussurrata.

Il resto sono chat.

La politica, fortunatamente, è un’altra cosa.

Luca Sforzini

Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Castello Sforzini di Castellar Ponzano, 18 Agosto 2026

Condividi questo articolo