di Onelio Onofrio Francioso
La valenza di appartenere ad una identità sociale è una forte necessità dello spirito umano. L’identità sociale è infatti definibile come “quella parte dell’immagine che un individuo si fa di se stesso, derivante dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale o gruppi, o ampia comunità, unita al valore e al significato emotivo attribuito a tale appartenenza”.
Gli approfondimenti sociologici ci insegnano che: il gruppo sociale tende a persistere creando un “sistema sociale” e questo sistema è l’insieme degli individui che rimane coeso in funzione della reciproca interazione tra loro. Un mutamento in un elemento dell’insieme si riflette su tutti gli elementi appartenenti allo insieme stesso. Ma se ogni gruppo sociale è caratterizzato da una propria cultura, cosa accade se questo entra in contatto con un altro gruppo sociale di differente cultura? Precisiamo che per cultura intendiamo quell’insieme di: conoscenze, stile di vita, modo di pensare, filosofia, religione, arte, che costituiscono un patrimonio acquisito nel tempo, un patrimonio formato da realtà non accumulate in forma quantitativa, ma attraverso processi qualitativi, (per differenziare dal concetto di civiltà che invece rappresenta un patrimonio di: scienza e tecnologia, nozioni e strumenti tecnici, accumulate in accrescimento quantitativo).
Sappiamo che l’incontro di due o più culture produce un processo di trasformazione. Questo incontro non si limita a semplice scambio di tratti culturali, ma causa profondi mutamenti che avvengono nel contesto delle culture protagoniste del contatto, interculturale. L’effetto che ne risulta si chiama tecnicamente acculturazione e “comprende i fenomeni che si generano quando gruppi di individui dotati di culture differenti entrano in contatto continuativo e diretto, con conseguente trasformazione nei modelli originali di cultura di ciascuno dei gruppi”.
Con gli studi delle scienze sociali, su questi argomenti, riconosciamo effetti tra una “cultura datrice” e una “cultura ricevente”. In questo processo non si escludono condizioni conflittuali, per via delle tradizioni che devono essere tutelate affinché non nasca una criticità caotica nella cultura “ospitante”.
Una cultura potrebbe accettare molti tratti culturali fornitele dall’altra con cui entra in contatto, ma in questo caso significa che esiste una grave debolezza culturale. All’opposto potrebbe verificarsi che una cultura rifiuti totalmente elementi nuovi provenienti dall’altra cultura, legandosi fortemente alle proprie tradizioni, in questo caso pone una resistenza culturale. Queste tendenze difficilmente si realizzano integralmente, ma avviene quello che gli scienziati sociali chiamano sincretismo culturale. E’ un fenomeno per il quale le culture in contatto elaborano elementi nuovi, adattandoli alle tradizioni e producendone altri mai esistiti precedentemente, per soddisfare nuovi bisogni indotti dal complesso mutamento culturale. Le culture non sono ovviamente immutabili. Esse sono soggette a trasformazioni e ad un cambiamento culturale, che avviene in modo “sincronico” e “diacronico”. Nel sincronico è osservabile come consapevolezza che è in atto un fenomeno di avvicinamenti culturali quali sommatoria di azioni e reazioni, nel diacronico invece si assiste a cambiamenti che avvengono per effetto del succedersi di generazioni.
Nel mondo attuale e di conseguenza nella nostra Nazione, stiamo notando un mutamento generale che comprende uno scenario di natura compromettente per la cultura dei Valori. Una cultura tendente alla superficialità, alla leggerezza, alla mancanza di consapevolezza dell’importanza della preparazione competente a condurre la propria vita in un contesto di benessere collettivo. La società si sta immergendo in un coacervo di problematiche che divengono irrisolvibili, credendo nell’intervento di mistificati valori. La mistificazione avanza, venduta come prodotto commerciale, capace di istupidire le menti degli individui solo formalmente umani. La vera salvezza, con la soluzione dei problemi generali, potrà sussistere soltanto se si comprenderà l’utilità di usufruire della antica Saggezza e dei Valori sostanziali riscontrabili nella tradizione perenne.
Si sono invertite le dinamiche culturali, dove la cultura datrice contagiosa è oggi quella delle masse, dominata da potente asservimento all’ignoranza, mentre la stabilizzata cultura ricevente, che si era consolidata storicamente con faticosa evoluzione della capacità intellettuale, diviene prerogativa di una minoranza con capacità analitiche in via di estinzione o tentativo di soppressione.
Riflettiamo attentamente su questi processi di mutamenti, perché non presentino quelle condizioni delle suddette debolezze culturali. Nel sincretismo culturale, l’incontro-scontro tra la “cultura datrice” e la “cultura ricevente” giocano un ruolo tra “debolezza” e “resistenza”, che diviene rischioso per gli equilibri conseguenti, nel presente e quindi per la Storia futura del Belpaese.
Annullarsi culturalmente, di quella Cultura “capace di intendere e di volere” il valore della conoscenza per mezzo dello studio serio, con la profondità dell’intelletto, significherebbe anche perdere traumaticamente una identità. Quell’identità che nel tempo è stata il prodotto di un percorso storico non privo di sofferenze umane; e che tutto non sia stato vano.
Tutelare la ”Cultura”, con le Tradizioni più Sagge, è il reale fattore di civilissimo valore per il rispetto di se stessi. Ma si può scegliere e decidere anche di non rispettarsi e di non volere farsi rispettare, in qualità di persone intelligentemente evolute.
Onelio Onofrio Francioso
