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L’Italia agli italiani: e a chi altri se no? Una nota sui fatti di Cesena

I ragazzi e le ragazze che in una scuola di Cesena, un liceo classico, hanno appeso, l’ultimo giorno di lezione, uno striscione o lenzuolo che sia, con scritto “L’Italia agli italiani”, dovrebbero pentirsene amaramente, visto che tra gli “italiani” cui affidano l’Italia vi è anche la maestrina da libro “Cuore” versione “Europa 2030”, assessora comunale alla Scuola e ai Servizi Educativi dell’Infanzia, Maria Elena Baredi, che ha sfoderato tutta la propria immensa cultura manualistica – di scuole medie, forse – per prendersela con questi ragazzi che hanno manifestato una propria identità, quella “italiana”, che forse non è poi così terribile, visto che italiani a quanto pare sono (per lingua, luogo di nascita, e via così). Cosa voleva che scrivessero, l’eccellente Prof. Baredi, quei ragazzi? “L’Italia agli stranieri?”, “L’Italia ai Persiani?”. A chi vuole vendere l’Italia, assessora? All’Unione Europea? Quelle parole, dice, sono “un’offesa a tutta la città?”. Ma dove stiamo andando? La città tutta si è sollevata, indignatissima, perché alcuni studenti si sono dimostrati “patrioti”? Una volta quando gli studenti veneti dicevano – legittimamente – “Il Veneto ai veneti” (e continuano a dirlo), le maestrine tutte commosse e perturbate li rimproveravano: “Ma no ragazzi, siamo in Italia, il Veneto è in Italia, e dunque se mai, dite “L’Italia agli italiani”!” Per l’appunto. Adesso rimproverano ragazzi che evidentemente hanno interiorizzato un’identità non così scontata, un’identità difficile, e hanno solo pensato di esprimere questa identità in poche, ma essenziali parole.

Ci sono persone che hanno svenduto la propria identità come un piatto di lenticchie, in cambio della primogenitura nelle genealogie euro-demoniache. L’identità italiana è complessa, stratificata: occorre sempre bilanciarla e armonizzarla con quelle locali, le prime, quelle originarie. Ma in qualche modo esiste, se la gioventù la reclama; in modo spavaldo, in modo disperato? Chi lo sa. Ma occorre aver rispetto per le manifestazioni dei giovani, perché essi, al contrario dell’eccellente Prof. Baredi, sono il futuro. L’identità italiana è qualcosa di complesso, esiste nel momento in cui qualcuno l’afferma. E afferma così il sacrosanto diritto che l’Italia sia degli italiani, e magari anche il Veneto dei veneti, e tutto il discorso ruota sulla possibilità di armonizzare, e conciliare, queste due diverse anime del popolo italiano, che è fatto di tanti popoli (è fatto, o si sta facendo, a dir il vero). Almeno dal mio punto di vista. Ma vediamo il profondo pensiero della Prof. Baredi, la parte più triste, anzi tristissima: “Quelle parole lasciatele agli adulti insoddisfatti e incattiviti.” Magari sono insoddisfatti del globalismo e mondialismo che li costringe a convivere con delinquenti e sono incattiviti dal fatto che ogni volta che escono di casa soprattutto in determinati luoghi rischiano di essere massacrati o investiti da…eh, duole dirlo, non-italiani. Leggiamo ad esempio un articolo de “Il Sole24ore”: “Oltre un terzo delle persone denunciate, fermate o arrestate in Italia nel corso del 2024 è straniero (34,7%), con percentuali addirittura doppie, che superano il 60%, per i reati predatori. A livello nazionale il numero degli arrestati di nazionalità straniera è in crescita: rispetto al 2019, prima della pandemia, quando furono 265.869 gli individui segnalati, si è registrato un balzo dell’8,1 per cento. Il fenomeno va letto in un contesto in cui le persone straniere in Italia sta di per sé aumentando: al 1° gennaio 2024, secondo il rapporto Ismu Ets, erano 5,7 milioni di cui 5,3 milioni residenti (il 9% della popolazione italiana, contro l’8,2% del 2014) e circa 321mila irregolari.”

Poi l’eccellente assessora sfodera tutto il proprio sapere classico, da vera prima della classe: “Chi ha studiato Terenzio deve sapere che nulla di ciò che è umano può essere estraneo all’umano.” Terenzio scriveva quando Roma stava ampiamente conquistando il mondo. E da Roma ad Atene, ovviamente, qualche secolo prima: “E di Pericle possiamo dire di non aver capito nulla se non siamo in grado di confrontarci con l’idea di città aperta al mondo intero.” Infatti, Pericle dopo le guerre persiane cercò di contrastare i Persiani stessi in ogni modo: si veda il trattato di Callia (449 a.C.), certo controverso, ma che pose paletti ben chiari ai Persiani, cui fu peraltro impedito di navigare nell’Egeo, con l’obbligo di non interferire tra l’altro nell’esistenza delle colonie greche in Asia Minore. Non rese Atene colonia persiana. Ma l’assessora è una vera “global historian”: “La storia del Novecento è lì a testimoniare che l’esito naturale dell’intolleranza sono le leggi razziali e gli olocausti.” Che visione ampia! Poi cita anche i Vangeli – che i giornali riportano in minuscolo perché non si sa mai che non sia “politically correct” scrivere Vangelo in maiuscolo. “Il discorso della montagna”. E allora citiamolo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Matteo, 5:3). Professoressa, si prepari dunque al Regno dei Cieli! (Dipende un po’ da cosa si intende per “poveri in spirito”) (Augurandole lunga vita, comunque!).

Occorre ascoltare i giovani. E se mai dialogare con loro. Che cosa intendono per “italiani”? E per “Italia”? Non è una cosa scontata. Invece, per quel che riguarda i vecchi arnesi del socialismo europeistico, del collettivismo verde, le legioni di semilavorati del sapere che occupano cattedre universitarie, liceali, assessorati, redazioni di giornali, case editrici, e quant’altro, ora tutti asserviti al “progetto 2030” – il pensiero unico che uccide il mondo del sapere, e non solo quello, di gran parte d’Italia e d’Europa, una miseria indicibile –: ebbene, occorre guardarli con un misto di pietà e orrore. E sperare che siano presto i giovani a prendere le redini di questo mondo. Di questa Europa.

Ma, soprattutto, di questa Italia.

Che – qualsiasi cosa essa sia – non vogliamo vendere a nessuno, e a nessun prezzo.

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