SCOMMESSE, SFORZINI: «GIORGETTI FA LA GUERRA AL CALCIO ITALIANO, SI ACCODA AL PD E REGALA SPAZIO ALL’ILLEGALITÀ. UNA CROCIATA PROIBIZIONISTA DEGNA DEL PEGGIOR STATALISMO. IL DECRETO DIGNITÀ VA ABOLITO, NON RAFFORZATO»
Castello Sforzini di Castellar Ponzano – «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo, chiedendo un’applicazione ancora più stringente del divieto di pubblicità delle scommesse. È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene a una maggioranza di centrodestra.»
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
«Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e tassate dallo Stato. Lo Stato incassa dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere. Non è liberalismo, non è responsabilità, non è nemmeno buona amministrazione. È statalismo moralistico.»
«Soprattutto, Giorgetti dovrebbe spiegare quale sia il risultato economico e sociale che pensa di ottenere. Una scommessa non scompare perché scompare uno sponsor da una maglia o un marchio da una trasmissione. Il problema autentico è distinguere il gioco legale da quello illegale, tutelare i minori, prevenire le dipendenze e colpire senza pietà piattaforme abusive, scommesse clandestine e infiltrazioni criminali. Confondere tutto in un’unica crociata moralistica significa rinunciare a governare un fenomeno e accontentarsi di proibirne la visibilità.»
«C’è poi un punto che dovrebbe interessare particolarmente un ministro dell’Economia: le risorse. Il calcio italiano ha bisogno di denaro per competere, costruire impianti, finanziare i vivai, sostenere il dilettantismo e formare i giovani. Mentre i nostri club devono confrontarsi ogni giorno con concorrenti internazionali economicamente potentissimi, noi scegliamo volontariamente di chiudere una fonte di finanziamento proveniente da imprese perfettamente legali.»
«Pochi giorni fa avevamo criticato il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra. Se destra e sinistra finiscono per competere su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e dello Stato che stabilisce regole chiare senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti.»
«Non accettiamo inoltre l’argomento secondo cui chi vuole superare il Decreto Dignità sarebbe automaticamente indulgente verso le patologie legate al gioco. È esattamente il contrario. La ludopatia si combatte con prevenzione, informazione, controlli, limiti ragionevoli e strumenti sanitari e sociali adeguati. L’illegalità si combatte rendendo forte, riconoscibile e controllabile il circuito legale. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati non elimina il gioco: rischia semmai di rendere meno riconoscibile il confine tra mercato regolamentato e giungla clandestina.»
«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente prima che esplodesse questa nuova discussione: abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, destinazione di una quota delle risorse generate a vivai, impiantistica e società dilettantistiche, semplificazione burocratica e contemporaneamente una guerra senza quartiere al gioco illegale.»
«Per questo rilanciamo la nostra proposta, e oggi lo facciamo con ancora maggiore convinzione: il Decreto Dignità, su questo punto, deve essere superato. Si riaprano pubblicità e sponsorizzazioni agli operatori legali, sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con particolare severità minori e soggetti vulnerabili, e si destini una parte delle risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti e alle società dilettantistiche.»
«Questa sarebbe politica economica. Questa sarebbe politica sportiva. Questa sarebbe tutela concreta. Il resto è il vecchio vizio italiano di credere che basti scrivere “vietato” sulla Gazzetta Ufficiale perché un problema scompaia.»
«Il calcio italiano non ha bisogno di un’altra polizia morale. Ha bisogno di investimenti, giovani, impianti, volontari, società economicamente solide e regole semplici. Meno burocrazia, più vivai, più volontariato, più risorse, più libertà e più responsabilità.»
«Giorgetti scelga da che parte stare: con il proibizionismo del Decreto Dignità oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere. Perché trasformare operatori legali in nemici mentre il mercato illegale continua a esistere non è rigore. È semplicemente una pessima politica.»
Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale – think tank di Futuro Nazionale con Vannacci















