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Contro la Gnosi ecologica

Contro la Gnosi ecologica

Prof. Mario Conetti

 

È necessario cercare di capire davvero che cosa sono la transizione ecologica, il Green Deal e tutta la costellazione indicata con queste o analoghe espressioni, poiché stanno condizionando sempre più in profondità non solo il nostro portafoglio ma anche la nostra visione del mondo.

Nonostante il modo, più o meno surrettizio, con cui si vogliono presentare in particolare nella comunicazione di massa, non siamo di fronte a un insieme di proposte concrete e operative per affrontare quelli che sono davvero grandi e complessi problemi oggettivi del nostro presente.

La transizione ecologica, il Green Deal hanno tutte le caratteristiche di una religione secolare, che sostituisce i legami sacri tradizionali con un moralismo climatico colpevolizzante, dove l’essere umano non è il custode di un ordine naturale ma il parassita ecologico che infesta un grande e bellissimo essere vivente (Gaia, il pianeta Terra personificato).

 

Una guida imprescindibile per comprendere queste dinamiche e smascherare così la visione del mondo imposta dalla transizione ecologica viene fornita da Eric Voegelin, tra i maggiori filosofi del diritto e della politica del ’900.

Voegelin, nel suo capolavoro La nuova scienza della politica ma anche in Il mito del mondo nuovo, ha mostrato nella modernità politica la rinascita dello gnosticismo antico, sotto forma di “religioni politiche” o “religioni secolarizzate” (in particolare il marxismo, ma anche le varie forme di scientismo e di tecnocrazia); perché pretendono di costruire il paradiso in terra esclusivamente tramite lo sforzo umano, negando il trascendente.

 

Il Green Deal ha tutte le caratteristiche di queste religioni politiche e in particolare manifesta analogie impressionanti con lo gnosticismo, che provo a schematizzare, generalizzando ma (spero) non banalizzando.

  1. Il dualismo catastrofista: la Terra come prigione corrotta

Nello gnosticismo antico, il mondo fisico, il mondo materiale in cui gli esseri umani sono inseriti e di cui hanno esperienza diretta, è visto come malvagio di per sé, corrotto in  conseguenza dell’intervento di una entità divina fortemente negativa; la creazione stessa è il frutto dell’errore di un Demiurgo malvagio.

La transizione ecologica riprende questo schema concettuale per spiegare la presenza umana sulla Terra. L’Antropocene (l’era dell’impatto umano sul pianeta) viene descritto come l’era del male assoluto. L’uomo è un fattore del tutto negativo che ha intaccato la purezza originaria della Natura (la nuova divinità incontaminata, identificata spesso nel mito di Gaia). Il nostro pianeta viene quindi rappresentato nei termini di un luogo infernale, condannato a un’imminente apocalisse climatica; l’unica salvezza possibile sta nell’abbracciare la nuova dottrina ecologista.

  1. La salvezza tramite la Conoscenza

Per gli antichi gnostici, la salvezza non passava attraverso la fede o le opere degli esseri umani, né l’intervento della divinità, ma attraverso la conoscenza intellettuale riservata a pochi, capace di risvegliare la scintilla trascendente e liberare così l’uomo dalla materia.

Analogamente, il pensiero Green condivide l’idea di fondo per cui la salvezza dall’apocalisse climatica non passa attraverso un ordine morale tradizionale o il legame spirituale con la propria terra, ma attraverso l’adesione incondizionata a una forma di conoscenza scientifica; dove la scienza non coincide con un metodo empirico e critico, ma si identifica col dogma indiscutibile enunciato dagli esperti. I pochi eletti depositari di questa conoscenza sono gli scienziati dell’IPCC, gli attivisti globali e i tecnocrati di Bruxelles. Chi non possiede o non accetta questa conoscenza è considerato un eretico (negazionista climatico), un’anima inferiore non risvegliata che va rieducata o esclusa dal dibattito pubblico.

  1. L’Auto-redenzione dell’essere umano e il disprezzo per il limite naturale

La gnosi antica presentava ai propri adepti un percorso con cui l’essere umano avrebbe potuto redimersi da solo, ignorando anzi disprezzando i limiti che la sua natura gli imponeva.

Il Green Deal è solo l’ennesimo e più recente travestimento di questa gnosi secolarizzata; lo rivela il fatto che ci presenta un progetto di ingegneria sociale planetaria che fa finta di rispettare l’ambiente naturale ma in realtà si propone di manipolarlo e violentarlo al fine di operare una rigenerazione degli esseri umani. Lo gnosticismo verde pretende di regolare la temperatura del pianeta agendo su leve normative, fiscali e tecnologiche (come la transizione forzata o la geoingegneria). Questa pretesa riflette l’illusione che l’uomo, attraverso la tecnica, possa controllare i cicli cosmici.

  1. Il moralismo colpevolizzante e l’anti natalismo (La purificazione della carne)

Gli gnostici antichi rifiutavano la procreazione, praticando spesso un ascetismo estremo o ricorrendo a forme artigianali di contraccezione, poiché mettere al mondo figli significava costringere altre anime a restare imprigionate nella materia corrotta.

L’anti natalismo e il moralismo comportamentale, complemento necessario del pensiero Green, presentano una similitudine evidente con queste antiche concezioni. La nascita di un figlio viene quantificata in termini di impronta di carbonio, quasi la nuova vita umana fosse solo un danno ambientale. La transizione ecologica impone una forma di ascesi secolare: la rinuncia ai consumi tradizionali, alla carne, alla mobilità individuale, alla casa intesa come rifugio non regolamentato. Il cittadino è permanentemente colpevolizzato e deve espiare i propri peccati di emissioni inquinanti attraverso l’adozione di stili di vita rigorosamente codificati dall’alto (come i crediti di carbonio).

  1. Lo sradicamento della realtà organica

La gnosi antica rifiutava l’ordine naturale delle cose e sognava di potere costruire  una nuova realtà strutturata artificialmente.

Il Green Deal manifesta un assoluto disprezzo per l’economia organica e rurale (fatta di terra, cicli stagionali reali, allevamento tradizionale) e vuole invece promuovere surrogati tecnologici, quali i cibi sintetici creati in bioreattori (carne coltivata, farine di insetti).
I paesaggi naturali e storici possono tranquillamente venire cancellati, per sostituirli con distese geometriche di silicio e acciaio (parchi eolici e solari industriali).

 

Applicando le categorie voegeliniane all’impianto concettuale del Green Deal, emergono tre dinamiche fondamentali che spiegano la natura profonda di questa visione del mondo.

  1. La secolarizzazione del Paradiso

Nelle grandi tradizioni spirituali e religiose occidentali (in modo particolarmente intenso nel Cristianesimo) la salvezza finale, la fine dei tempi e la perfezione futura (la prospettiva della salvezza eterna) appartengono a una dimensione trascendente, ultraterrena. Non si possono mai verificare nell’ immanenza, nel mondo di cui abbiamo esperienza fisica diretta. L’uomo non può raggiungere la perfezione sulla Terra, men che meno può crearla.

Lo gnosticismo verde compie l’operazione opposta. Prende la promessa di un mondo perfetto, privo di sofferenza, in totale armonia e stabilità climatica e pretende di realizzarlo qui e ora, nel mondo immanente, nella realtà di cui abbiamo esperienza diretta.

L’agenda Net Zero o la decarbonizzazione totale, pianificata entro scadenze rigidissime (2030, 2050) vanno lette in quest’ottica: non sono obiettivi macroeconomici ma vogliono realizzare la pianificazione burocratica del Paradiso in Terra. La politica cessa di essere l’arte del compromesso e del possibile per diventare un’opera di redenzione cosmica calata dall’alto.

  1. La creazione di una Seconda Realtà

Un altro pilastro dell’analisi voegeliniana è la concezione per cui lo gnostico moderno tende a rifiutare la realtà oggettiva (fatta di limiti biologici, economici, geopolitici e naturali) per sostituirla con una Second Reality costruita artificialmente attraverso il linguaggio e l’ideologia.

La transizione ecologica come proposta globale si colloca del tutto all’interno di una Second Reality che è fatta allo stesso tempo di emozioni e di norme. In questa dimensione artificiale, le reazioni emotive vengono suscitate ad arte nelle masse con subdole campagne di indottrinamento (dalla scuola elementare ai mezzi di comunicazione di massa) per creare un consenso ottuso e indiscusso a novità normative; facendo leva su questo consenso emotivo e irrazionale, risulta possibile decretare che interi continenti nel giro di pochi anni siano costretti a funzionare esclusivamente con le energie rinnovabili intermittenti, ignorando le leggi della fisica, i costi sociali, le reazioni delle classi popolari e le dipendenze strategiche da potenze ostili (come la Cina).

Chiunque cerchi di fare valere i dati della realtà presente e oggettiva (solo per evocare aspetti macroscopici: la complessità tecnica, l’impossibilità di convertire interi apparati industriali senza traumi) viene tacciato di eresia. Lo gnostico verde preferisce che il mondo reale collassi piuttosto che ammettere l’errore del proprio modello ideale.

  1. La volontà di dominio nascosta dietro la filantropia

Voegelin evidenzia che l’apparente altruismo dello gnostico, il quale dichiara di voler salvare l’umanità, nasconde in realtà una sconfinata volontà di dominio nei confronti sia dell’ambiente sia degli altri esseri umani. Poiché lo gnostico si sente parte di un’élite dotata di conoscenza superiore, ritiene di avere il diritto morale a governare la vita degli altri, considerati spiritualmente inferiori o ciechi.

Questa dinamica si manifesta nel paternalismo tecnocratico delle istituzioni globali condizionate dalla religione Green. Dietro lo slogan Save the Planet si articola il desiderio di esercitare un controllo pervasivo sulla quotidianità delle persone: quali veicoli possono guidare, come devono riscaldare le loro case, che cosa devono mangiare. Emerge così un aspetto istituzionale inquietante: il fine superiore della salvezza planetaria giustifica lo svuotamento della democrazia rappresentativa. I parlamenti nazionali non hanno più la facoltà di discutere le priorità economiche, poiché l’emergenza climatica è presentata come un fatto assoluto che richiede l’obbedienza a un’oligarchia di esperti e burocrati, esautorando i rappresentanti della collettività.

 

La gnosi verde raggiunge fatalmente un paradosso finale che determina  la distruzione dell’ordine in tutto ciò che esiste.

In ultima analisi, per Eric Voegelin lo gnosticismo è una rivolta contro l’ordine di ciò che esiste nel mondo. Lo gnostico non accetta il mondo così come è stato creato, con le sue imperfezioni e i suoi limiti intrinseci; lo odia e lo vuole distruggere.

Il tentativo gnostico ecologico di salvare la natura attraverso algoritmi, divieti e ingegneria sociale globale mostra la vera finalità della transizione ecologica: giustificare il fatto che l’Occidente tecnocratico sta per distruggere l’unica ecologia reale. Distrugge cioè l’ordine naturale delle comunità umane, il legame organico dell’uomo con la sua terra, la sovranità delle nazioni storiche e la libertà della persona, sostituendole con un deserto artificiale regolato da scadenze burocratiche.

 

I nuovi superiori gnostici

Lo gnosticismo antico prevedeva una ristretta classe di esseri umani superiori perché depositari di una conoscenza altrettanto superiore.

Il Green Deal (in particolare quello europeo) è l’ennesimo e estremo strumento di accentramento del potere da parte di élite burocratiche non elette (Bruxelles, forum economici globali come il WEF). Questo processo espropria i popoli e i parlamenti nazionali della sovranità decisionale sulle proprie risorse, sulla politica industriale e sul destino economico e sociale.

 

L’iper-regolamentazione e lo Stato Terapeutico

La gnosi verde si manifesta in tutta la sua chiarezza sul piano del diritto, con l’avvento di un dirigismo normativo soffocante e cieco (divieti di motori termici, direttive sulle case, solo per citare esempi particolarmente invasivi). Il diritto non serve più a garantire la giustizia e la libertà dei cittadini, ma diventa uno strumento politico per rieducare i comportamenti individuali e limitare le libertà personali in nome dell’emergenza perenne. Questo eccesso evidente di norme non fa che crescere col passare del tempo; col risultato che l’iper regolamentazione non ottiene quelli che sono i suoi scopi dichiarati ma rivela la sua efficacia con l’avere imposto, nel giro di pochi anni, un modello nuovo di Stato: lo “Stato terapeutico”, apparentemente preoccupato di curare i suoi cittadini, in realtà intenzionato a soffocare la loro autonomia.

La proprietà privata (specie quella immobiliare e terriera), storicamente difesa come baluardo di libertà personale e stabilità familiare (affermata dalla Costituzione e dal Codice Civile) viene subordinata a vincoli di efficientamento ecologico insostenibili per il cittadino medio. Questo configura, secondo tale visione, un’espropriazione di fatto o una svalutazione patrimoniale di massa.

La tendenza, diffusa e astutamente argomentata, a conferire soggettività legale a entità non umane (fiumi, ecosistemi, animali) è un sovvertimento del diritto naturale classico e della tradizione giuridica romana, incentrati sulla dignità e sulla responsabilità esclusiva dell’uomo. Le normative del maxi-piano europeo per il clima sono l’espressione inequivocabile di un dirigismo soffocante e di un attacco alla classe media e ai settori produttivi tradizionali.

 

Alcuni esempi recenti

La direttiva europea sulle case Green (o EPBD – Energy Performance of Buildings Directive, IV; UE 2024/1275) porta un attacco diretto alla proprietà privata e al risparmio familiare. Imponendo scadenze rigide per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico degli edifici (pena la svalutazione commerciale dell’immobile), scarica i costi dell’ideologia Green sui singoli cittadini, impoverisce in particolare la classe media e mina la stabilità patrimoniale dei nuclei familiari, specialmente in paesi come l’Italia ad alta densità di piccoli proprietari immobiliari.

Il Regolamento sul ripristino della natura (Regolamento del Parlamento e del Consiglio Europeo 2024/1991) stabilisce in modo dogmatico l’obbligo di ripristinare gli ecosistemi sul 20% delle terre e dei mari entro il 2030; sta già determinando un vero esproprio col risultato di sottrarre terreni produttivi all’agricoltura e alla pastorizia. Dovrebbe essere ovvio ricordare che il contadino è da sempre il vero custode del territorio; criminalizzare l’agricoltura per favorire la rinaturalizzazione (che in realtà è una astrazione in mala fede) si traduce in una minaccia per la sovranità alimentare e favorisce l’introduzione di cibi sintetici o artificiali.

Il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM), sebbene si presenti come una misura protezionistica (una tassa sui prodotti inquinanti importati), di fatto istituzionalizza un controllo globale sulle dogane da parte dei burocrati di Bruxelles e spinge le imprese europee alla delocalizzazione o alla chiusura a causa degli insostenibili costi interni legati alle quote di emissione (sistema ETS), riducendo la competitività economica delle singole nazioni.

Questi esempi mostrano che il discorso sulla gnosi Green non è astratto o spirituale; purtroppo, si declina in pratiche di cui costituisce il presupposto e in scelte normative vincolanti.

 

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