ABBIAMO SOPRAVVALUTATO VANNACCI
di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale
C’è un errore che bisogna avere l’onestà di riconoscere. Lo abbiamo commesso anche noi, prima di avere, fortunatamente, l’occasione di rapportarci personalmente e direttamente con Roberto Vannacci per un periodo sufficientemente lungo da conoscerlo e capirlo bene: gli abbiamo attribuito la potenzialità di una profondità politica, culturale e filosofica che semplicemente non ha. Nella maniera più assoluta.
Abbiamo cercato una dottrina dietro le provocazioni, una strategia dietro le contraddizioni, un pensiero strutturato dietro parole, suggestioni e simboli buttati lì senza neppure comprenderli. Abbiamo tentato di interpretare, decifrare, persino sistematizzare. E così abbiamo contribuito anche noi a ingigantire qualcosa che, osservato da vicino, è assai più elementare.
La verità è più semplice: dietro l’elementarità di Vannacci non c’è una filosofia. C’è solo l’elementarità. Dietro la cialtroneria non c’è una sofisticata costruzione metapolitica. C’è solo la cialtroneria. Dietro la gretta brutalità non c’è una raffinata destrutturazione comunicativa. C’è solo la gretta brutalità. E dietro la primitività da cavernicolo non c’è la caverna di Platone: c’è solo il cavernicolo.
Lo stesso vale per le conoscenze filosofiche ed esoteriche. In molti hanno sospettato che Vannacci conoscesse quel mondo, i suoi linguaggi, i suoi riferimenti, le sue simbologie. Non ne capisce assolutamente nulla. Non sa letteralmente di che cosa si parli. Gli manca la cultura storica, filosofica e politica necessaria persino per maneggiare quelle categorie. Cercare significati iniziatici nelle sue parole significa attribuirgli una consapevolezza che non possiede.
È questo l’equivoco nel quale siamo caduti. Abbiamo cercato il pensiero complesso dove c’era la provocazione, la metapolitica dove c’era lo slogan, la strategia dove c’era l’istinto. Primordiale. Animalesco. Abbiamo cercato l’ideologo, il filosofo, persino l’iniziato.
Abbiamo finito per costruire un gigante intellettuale dove c’era un nano. Il personaggio è enormemente più grande del pensiero che contiene.
Riconoscerlo non significa sottovalutarne il fenomeno politico. Significa, finalmente, smettere di sopravvalutarne l’uomo.
E ricordarsi che, per capire gli uomini, qualche volta non servono complicate categorie politologiche, filosofiche o esoteriche.
Bastano le cinque categorie dell’umanità di Leonardo Sciascia.







