Di fronte al dolore e alla sofferenza si può solo stare in silenzio.
Quando un amico ha un lutto, non ci si perde in parole vuote, gli si dice solo “Ti sono vicino”.
Ma io ho un difetto: sono un intellettuale.
Come scriveva Pier Paolo Pasolini, “Io so. Io so perché sono un intellettuale che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che si sa o che si tace” (Corriere della sera, 14 novembre 1974).
Ho cercato di seguire e di conoscere.
Mi ha colpito un aspetto: il disturbo schizoide.
Come riportato da mezzi di comunicazione autorevoli, quali il Corriere della sera, come è stato confermato dal Prefetto di Modena, il presunto stragista fino a due anni fa era in cura preso il Centro di igiene mentale di Castelfranco Emilia, poiché gli era stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità.
Il disturbo schizoide della personalità (in sintesi) ha come sintomi il distacco dalle relazioni e dall’ambiente sociale. Nel profondo della psiche e del suo disagio, non significa certo che chi è affetto da disturbo schizoide ha due identità personali diverse. Il soggetto schizoide vive il distacco dal mondo esterno, la scissione tra la persona con la propria identità e il resto del mondo sociale in cui si trova.
Le malattie, anche le malattie mentali, hanno una eziologia, hanno cause e fattori e dinamiche che le causano e le fanno esplodere.
La causa di questo disturbo schizoide non è genetica, o neurologica, o traumatica; la causa è sociale, è il multiculturalismo.
Multiculturalismo è la coesistenza di culture differenti, di razze, etnie, lingue, religioni differenti, entro un unico contesto sociale; afferma e sostiene il valore di ciascuna di queste culture per evitare che vengano assimilate da quella che viene presentata invece come la cultura dominante. Questa è la definizione che ne danno i teorici, i fautori stessi del multiculturalismo (non i polemisti, non i contrari).
Le concezioni contemporanee e progressiste di cultura sono molte e varie, ma hanno almeno un contenuto in comune tra tutte: affermano, anche se in modi diversi, l’idea che la cultura è un elemento costitutivo dell’identità personale.
I teorici progressisti del multiculturalismo ci spiegano che l’identità personale è costruita e definita da una cultura che viene riconosciuta e tutelata dal mondo sociale in cui la persona si colloca, ma che non è la cultura di quel mondo sociale.
A chi per ragioni personali, familiari e sociali è portatore di una cultura diversa e difficilmente compatibile con la cultura maggioritaria dell’ambiente sociale, il multiculturalismo non dice: “per inserirti nel mondo sociale devi integrarti nella sua cultura”. Il multiculturalismo dice: “la tua cultura va tutelata, puoi anzi devi continuare a avere solo la tua cultura, anche se ti trovi in un contesto sociale che ha una cultura diversa”.
Conseguenza: a causa del multiculturalismo, la persona che definisce la propria identità in base a una cultura X, ma si trova a vivere in un contesto sociale dove è largamente maggioritaria la cultura Y, non potrà mai inserirsi e integrarsi in quel contesto sociale; tanto più se le differenze tra le due culture sono consistenti.
Chi non potrà più camminare con le sue gambe è una vittima.
Il presunto stragista è il colpevole di quelle lesioni, di quel dolore, di quelle vite crocifisse. Questa è la verità storica dei filmati choccanti, delle testimonianze addolorate. La verità processuale prenderà forma secondo le procedure e sono convinto che non ci debbano essere interferenze.
Ma il presunto stragista è anche una vittima. Non lo scrivo per giustificare, non sono il suo avvocato.
Lo scrivo perché sono un intellettuale che cerca di conoscere e di immaginare.
Il presunto stragista è una vittima del multiculturalismo.
I veri colpevoli, morali e storici se non giuridici, sono gli operai del multiculturalismo, che hanno costruito questa realtà schizofrenica. Chi ha posto in essere le norme giuridiche; chi col suo lavoro nel sociale realizza un mattoncino di multiculturalismo; chi con un silenzio dettato dal quieto vivere lo avalla nei comportamenti quotidiani.
