Centro Studi Rinascimento Nazionale

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Osservazioni sull’intervento del presidente Luca Sforzini su Marina Berlusconi

Ho letto con interesse e condivido pienamente le osservazioni del presidente Luca Sforzini riguardo alle dichiarazioni e alla posizione politica di Marina Berlusconi la cui visione geopolitica e di civiltà sembra molto diversa da quella di Futuro Nazionale e sul fatto che su alcuni temi di politica estera e di sovranità nazionale vi è più vicinanza con Giuseppe Conte. Infatti, la figlia di Berlusconi sembra totalmente legata alle posizioni di Ursula von der Leyen che hanno portato ad una grave crisi economica in Europa e al rischio di una guerra nucleare con al Russia. Sono oltretutto posizioni contrarie alla storia del partito popolare europeo che, pur nella fedeltà all’Alleanza Atlantica, aveva promosso il dialogo e la distensione con il blocco orientale durante la Guerra Fredda e questo non solo da parte di esponenti italiani come Giulio Andreotti ed Aldo Moro. E non parliamo della posizione del padre Silvio Berlusconi che, come il cancelliere tedesco Gerhard Schröder e altri leaders europei più saggi di quelli attuali, aveva perfino stabilito un’amicizia personale con il presidente russo Vladimir Putin. Fino alla fine Silvio Berlusconi ha criticato fortemente la politica dei Paesi europei riguardo al conflitto russo-ucraino. D’altra parte, nella storia italiana la diplomazia ha sempre ricoperto un ruolo importante: Niccolò Machiavelli, che fu un importante diplomatico, è ritenuto oltre che il fondatore della moderna scienza politica anche un pioniere della diplomazia di professione. L’Italia fu riunificata dopo ben 1385 anni anche grazie all’abilità diplomatica del conte di Cavour e il Regno dei Savoia e l’Italia unita hanno una grande tradizione diplomatica. Come scrive uno storico come Enrico Serra la diplomazia italiana fu tra le protagoniste del periodo d’oro della diplomazia tra il 1871 e il 1914 spesso sopperendo alle debolezze strutturali del Paese.

Vorrei ricordare un generale piemontese e patriota italiano poco conosciuto che si fece onore anche come diplomatico. Si tratta di Carlo Felice Nicolis conte di Robilant, meglio noto come Robilant. Era imparentato per parte di madre con il principe austro-tedesco Federico di Hoenzollern-Heuchingen e sembra che da ragazzo avesse rifiutato l’offerta di entrare in un reggimento austriaco scrivendo con il suo sangue che non avrebbe servito altri che il suo re e la sua patria. Partecipe a tutte le guerre d’indipendenza italiana contro l’Austria perse la mano sinistra nella battaglia di Novara. Nonostante ciò, come ambasciatore d’Italia a Vienna dal 1871 al 1885 fu tra i promotori della Triplice Alleanza con Austria-Ungheria e Germania che riteneva vantaggiosa per gli interessi dell’Italia. Come ministro degli Esteri dal 1885 al 1887 negoziò molto abilmente il primo rinnovo del Trattato ottenendo condizioni molto più favorevoli per l’Italia che la ponevano su un piano di parità con i più potenti alleati e, oltre a garantirne la sicurezza, le promettevano compensi in caso di espansione austriaca nella Penisola balcanica. Questo accordo fu poi integrato da un’intesa mediterranea con Gran Bretagna e Spagna e si è scritto del sistema di Robilant che garantiva all’Italia la sicurezza sia per mare che per terra.

Lo stesso Mussolini seguì, al di là delle apparenze, la tradizione diplomatica italiana; per esempio era convinto dell’importanza di avere proficui rapporti commerciali ed economici con l’Unione Sovietica considerata l’importanza di ottenere materie prime a buon prezzo. Perse di pochissimo una sorta di gara con la Gran Bretagna per essere il primo Paese vincitore della Prima guerra mondiale a riconoscere ufficialmente l’Urss.

Il generale Vannacci conosce bene la diplomazia in quanto tra i suoi molti incarichi ha ricoperto anche la carica di addetto militare della Repubblica presso la Federazione russa. Il Centro studi Rinascimento nazionale nella grande storia italiana valorizza anche la sua importante tradizione diplomatica.

Federico Scarano

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