CERNO, IL CORMORANO DI VANNACCI
di Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale
Ci sono guerre che non vengono perdute sul campo di battaglia, ma per un’immagine.
Durante la Guerra del Golfo vedemmo bombardamenti, missili, incendi, esplosioni. Eppure una delle immagini rimaste nella memoria collettiva fu infinitamente più piccola: un cormorano ricoperto di petrolio, agonizzante sulla riva. In mezzo alla gigantesca macchina della guerra, bastò un uccello nero per dare un volto a qualcosa che milioni di parole non erano riuscite a raccontare.
Ho la sensazione che Tommaso Cerno possa diventare il cormorano di Roberto Vannacci.
Non perché sia la prima volta che Vannacci pronuncia parole estreme. Al contrario: proprio perché ne ha pronunciate talmente tante da aver quasi assuefatto il pubblico. Questa volta, però, ha sbagliato completamente la bracciata.
Ha preso il direttore di un giornale di destra e, anziché contestarne le idee, ha tirato in ballo la sua omosessualità, riesumando i «gusti invertiti» e contrapponendoli alla «normalità». Poi, accortosi dell’incendio, anziché spegnerlo ha continuato ad alimentarlo sui propri social.
Ed è proprio lì che si trova il dato politicamente più interessante. Non occorrono sondaggi: basta leggere i commenti sotto i suoi post. Il pubblico che dovrebbe applaudirlo questa volta, in larga parte, non applaude. Contesta, prende le distanze, qualcuno scrive persino che pensava di votarlo e non lo farà più.
Perché esiste una differenza enorme tra essere politicamente scorretti ed essere semplicemente sgradevoli. Tra sfidare il conformismo e frugare nella vita privata di un uomo per insultarlo. E soprattutto tra scandalizzare gli avversari e disgustare i propri potenziali elettori.
Le guerre politiche, come quelle vere, producono molto rumore. Ma qualche volta a decidere ciò che resterà non è il fragore delle bombe.
È un cormorano sulla riva.
Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale














