Sarò molto onorato di partecipare alla convention del 30 maggio, per una serie di motivi.
Il primo, è che credo che il generale Vannacci possa dare un grande apporto alla politica italiana, in quanto è entrato in politica all’età giusta, dopo una lunghissima carriera militare, piena di riconoscimenti, e dunque senza essere un politico di professione: come fece Silvio Berlusconi nel 1994, più o meno alla stessa età. L’Italia ha bisogno di politici che non siano di professione, perché da costoro partono le idee migliori, poiché uomini e donne “del popolo”, e delle professioni, portano istanze politiche, civili, morali, spesso ignote ai politici di professione. O da essi dimenticate, tutti intenti come sono a conservare la loro posizione in politica perché spesso nella società civile non ne avrebbero alcuna (come abbiamo visto con molti campioni dei 5 Stelle!) La politica non dovrebbe essere una professione, ma un punto di approdo.
Il secondo motivo, è che ci troviamo in una grave crisi, non solo economica, ma demografica e sociale. Questo è vero non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa, in cui è in corso una sostituzione etnica epocale. L’Europa sta diventando il nuovo Al-Andalus, il nuovo spazio di conquista islamica. Inoltre, credo che un liberale classico debba sentirsi vicino alla destra, soprattutto ad una destra che non incorra negli errori gravissimi delle destre storiche italiane, sia quelle ottocentesche, sia soprattutto quelle del Novecento.
Potrà sembrare strano che un liberale classico e indipendentista provi simpatia per un movimento che si chiama “Futuro Nazionale”. Ma vi sono una serie di ragioni per questo, che si possono anche rovesciare in una serie di auspici.
Per prima cosa, io credo che il sentimento nazionale sarebbe rafforzato dalla trasformazione dell’Italia in una federazione. Addirittura, paradossalmente, se l’Italia tutta cessasse di esistere e nascessero 20 stati indipendenti. Non è una provocazione, è una convinzione. Si sarebbe italiani per scelta e non per obbligo. Come prima dell’Unità.
L’identità è legata alla piccola patria. Anche piccolissima. Per cui più si ampliano gli orizzonti, più le identità sono labili. E’ labile perfino quella veneta, è meno labile quella comunale, ancor meno quella riferita ad un gruppo, e soprattutto ad una famiglia. Per questo sono certo di essere un cittadino della nazione genovese per nascita, della nazione veneta per elezione, ma anche di quella di italiana, per cultura soprattutto. Meno sicuro di avere un’identità europea, e ancor meno cosmopolita. Più allarghiamo la sfera, più si allenta l’aderenza, o il modo in cui la sentiamo, razionalmente e anche col cuore, sentimentalmente.
Tuttavia, sarebbe bello, e lo ho sempre auspicato, che vi fosse un nuovo patto fondativo dell’Italia – che non c’è mai stato, essendo stata la creazione di una dinastia di origine francese, con l’aiuto di potenze straniere e di un gruppo eterogeneo di intellettuali, pieni di ideologie vaghe e contraddittorie – sarebbe bello che ci si dichiarasse “italiani” credendo che tale identità possa farci da scudo, più di quella veneta, già grande, più di quella cittadina, di quartiere, di famiglia e di individuo. Scudo contro cosa?
Contro i pericoli in cui versa un’Europa ridotta ad eunuco dal 1945, senz’armi, sempre più povera, oppressa dal peso dei governi centrali e addirittura dal sogno, che è in realtà un incubo, di un super-governo europeo. Senza crescita, senza figli.
Allora, la nazione italiana può vedere un futuro se tutti realizziamo che siamo in un’emergenza, e la straordinaria tradizione di lingua, cultura, arte, Fede italiane hanno un significato, non astratto, che nessuno ci deve imporre pena il rifiuto offeso, ma in virtù delle sfide che dobbiamo affrontare. E che l’Italia ha affrontato storicamente in passato, proprio nel momento in cui per liberarsi da “stranieri” nel bene e nel male, dall’alto e non dal basso, è stata unita. E allora adesso dobbiamo farci divorare da stranieri?
Quali sono queste sfide, o piuttosto, calamità?
- La presenza islamica, il vecchio sogno di conquista dell’Occidente che è proprio dell’Islam dalla sua nascita.
- L’assurdo culto delle differenze sessuali, quando sulla famiglia tradizionale si basa ogni società.
- La negazione e il vilipendio della fede cattolica.
- L’assenza di un apparato militare in grado di combattere nei nuovi scenari internazionali.
- L’ambientalismo che è divenuto una bieca superstizione.
- La fiscalità che ovunque in Europa ci rende più poveri arricchendo chi? Parassiti di ogni sorta.
- La predominanza di un welfare state assolutamente improduttivo e nocivo.
- La criminalizzazione di comportamenti da parte di collettivi transfemministi, vegani, transomosessuali o quel che sia, che mettono alla gogna e di fatto condannano a morte persone sorpassando le corti penali che dovrebbero essere le uniche a sanzionare comportamenti illeciti. Vedi la morte del mio collega Federico Vercellone, avvenuta il 21 aprile.
Se la nazione saprà contrapporsi allo stato Leviatano, che è ogni stato in Europa, ed Italia e Francia in particolare…
Se la nazione troverà una base comune che è ben rappresentata dal motto VITALE, che è molto bello e suggestivo, Virtù, Identità, Tradizioni, Amore, Libertà, Eccellenza ed Entusiasmo…Quest’ultimo poi manca proprio, in generale, almeno non in me e non in chi oggi è qui venuto…
Se la nazione avrà coscienza del fatto che è composta da molte “nazioni”, dalla veneta alla sarda alla valdostana alla ligure e tutte le altre, che debbono essere viste non come identità antagoniste, ma come base di una nazione “italiana” altrimenti astratta…
Se questo sarà riconosciuto politicamente, con l’estensione dell’autonomia differenziata a tutte le regioni, e con modi anche esteriori di riconoscimento come l’inserimento degli stemmi comunali nel tricolore a seconda del luogo in cui il tricolore viene esposto, insieme magari anche al simbolo della regione…
Se si cercherà di agire di comune accordo con gli altri stati europei per salvare l’Europa da un declino immenso…
Se si smetterà di demonizzare la Russia, che peraltro ora è più cristiana di noi, e significativo è quanto dice Putin sull’Occidente. Prende le distanze dall’Occidente, ma non dall’Europa, perché non sia mai che forse sa di essere più europeo lui di noi…
Se si ricorderà l’importanza della Russia per l’Europa, a cominciare proprio da questo territorio del Nord-Ovest, con gli austro-russi a liberarlo dal giogo napoleonico, ma forse soprattutto giacobino, nel 1800…
Se si realizzeranno una serie di altre condizioni generali, allora Futuro Nazionale più che dare un futuro alla Nazione, darà alla Nazione il proprio intimo senso stesso, il significato più profondo, l’identità di cui ha bisogno.
Occorre temere il centralismo.
Occorre diffidare però anche dai partiti che promettevano la rivoluzione federale o indipendentistica, e hanno fallito, e da quelli che promettevano la rivoluzione liberale, e hanno fallito anch’essi. Hanno fallito, o hanno tradito? Non sta a me giudicarlo, certamente. Alla Storia spettano giudizi gravi che gli storici viventi non possono formulare.
Si è uniti quando si ha un grandioso scopo comune. Non quando si è costretti ad essere tutti sotto una bandiera. E se l’Europa fosse stata tutta unita ai tempi della battaglia di Lepanto, e magari i governanti di quell’Europa che per fortuna unita non era avessero deciso di arrendersi, o allearsi con gli Ottomani? Saremmo già tutti musulmani.
In questo 2026 si ricordano gli ottocento anni della nascita della seconda Lega Lombarda. Era una federazione, ma nata con un preciso intento, quello di opporsi alle pretese imperiali. Ma una delle ragioni del suo fallimento fu il fatto che volle diventare un super-governo di tutte le città federate, volle andare oltre il suo scopo primario: la difesa dei territori della Patria contro un invasore straniero: lo stesso scopo della prima Lega, che portò ad una delle pagine più eroiche della storia italiana, la sconfitta di un potentissimo imperatore per opera di una federazione di piccole città “lombarde”. Eppure finché si basò sulla libera adesione, sulla volontà di unirsi per combattere un pericolo, e dunque almeno per dieci anni la seconda Lega lombarda funzionò davvero. E aveva davanti un Impero. Poi si dissolse nel nulla, in un vago fronte guelfo, ovvero filopapale, contrapposto a quello ghibellino, ovvero filoimperiale.
La nazione, diceva Renan a metà Ottocento, nel secolo dei nazionalismi, è un “plebiscito di tutti i giorni”. Ma se una nazionalità non è imposta, ma scelta liberalmente, allora può funzionare. I nazionalismi hanno portato infiniti lutti nella storia umana, a partire dalla rivoluzione francese. Ma si può scegliere di essere parte di una comunità più grande di se stessi, della propria famiglia, della propria città, della propria regione, se si hanno scopi più alti da realizzare. Questa è la comunità italiana. La “comunità europea” non potrà mai sostituirla.
Le “comunità regionali” ne sono le fondamenta, e di queste sono fondamenta a loro volte le più antiche libere comunità italiane, i Comuni. La pagina forse più bella della storia italiana, che di pagine belle ne conta comunque molte, certo anche il Rinascimento cui fa riferimento il centro di Luca Sforzini.
La comunità-Italia si trova in una posizione media che è fondamentale, se la si percepisce come tale ma anche come composita, se non si impone il tricolore a nessuno.
Ma soprattutto essa serve se ci si trova in un momento di pericolo. In quel pericolo noi siamo immersi. L’Europa sta morendo. Può darsi che il processo sia inevitabile. Ma intanto vediamo di salvare l’Italia, visto che l’Europa è una dimensione ulteriore, più grande, e più vaga.
Credo che ci siano tutte le premesse. Soprattutto se si sa guardare ai fallimenti della destra italiana, al fatto che vi era un elemento socialista enorme nei fascismi europei che hanno portato alla seconda guerra mondiale, e che dunque la destra può e deve rigenerarsi tenendo conto che essa deve contribuire alla civiltà, e non alla barbarie.
Gli Stati Uniti sono una federazione, ma i cittadini americano hanno un senso di nazione immenso. Sono infinitamente più patriottici di tutti i cittadini costretti in uno stato centralistico, ad esempio i francesi, posto che vi siano ancora francesi veri.
In questo senso, la loro missione di nazione è idealmente svincolata da quella del governo, sono liberali e a volte libertari, insofferenti dello Stato centrale, eppure in una infinità di case sventola la bandiera a stelle e strisce. Come in una infinità di case venete è presente un gonfalone, insieme al tricolore. Ma se il tricolore offende il gonfalone, ci si attaccherà sempre all’identità più locale, apparentemente più piccola ma in realtà più vincolante, perché è quella più vicina.
Auspico che il Generale Vannacci raggiunga i traguardi che si è posto, riflettendo sulle molteplici identità che compongono la nostra identità italiana, che i governi dicono di rappresentare, ma non lo fanno. Se no il Sud non si troverebbe nelle condizioni pietose in cui lo ho visto anche di recente in un viaggio in Calabria, se no si sarebbe provveduto da tempo a dare al Nord industriale l’apparato energetico di cui abbisogna, senza dover pietire sconti e prezzi di favore agli Emirati Arabi Uniti in viaggi che sembrano quello di Pio VI da Giuseppe II a fine Settecento, per salvare l’alleanza con l’Impero e la sopravvivenza di Roma.
Decenni di ambientalismo, di fandonie sul riscaldamento globale, hanno tolto la possibilità del nucleare all’Italia, e tra l’altro di recente l’apparato nucleare alla Germania, che infatti ha una crisi della grande industria che è spaventosa.
Basta con queste superstizioni idiote! Basta con culti atei, con ambientalismi adolescenziali, con profeti del Nulla, con islamisti dell’ultima ora, con turbofemminismi deliranti e criminali, con un’Unione Europea che vieta di usare la parola “burger” per gli hamburger fatti coi vegetali! Ma che pena piena, che pietà!
Se l’Europa deve esserci, sia alleanza militare come nel tempo di Lepanto e per secoli per proteggerci da minacce esterne, ma senza l’eresia dell’esercito unico, che sarebbe una catastrofe completa. Che ognuno abbia, ma li abbia ed efficienti, e forti, i propri eserciti, le proprie marine, la propria aereonautica.
Che si introduca di nuovo il servizio militare obbligatorio, e si riporti la tassazione ad un livello di decenza.
Qui siamo all’indecenza del furto di Stato, senza che poi lo Stato possa garantire perfino quel che Locke predicava già a fine Seicento, parlando per l’appunto di “stato minimo”. E da liberale classico non posso che citarlo.
Cosa doveva garantire – e limitandosi a quello – il governo secondo Locke? Sicurezza esterna, e sicurezza interna.
A proposito di quest’ultima, consiglio sempre alle mie allieve di praticare arti marziali se vogliono salire di sera su qualsiasi treno in Lombardia. La massa di delinquenti a piede libero che circola su quei treni ci renderà una nazione di campioni di karate! Dove è la sicurezza interna? Dove è la giusta punizione dei colpevoli di reati gravi se si è condannati dalla giustizia e dai media se si spara a qualcuno che entra nella nostra casa non si sa se per rubare, violentare, uccidere? Se i carnefici divengono vittime e le vittime carnefici? Vergogna!
Se queste sono idee di DESTRA, allora, evviva la DESTRA. Sono idee di buon senso e morale comune. Innanzi tutto. Visto che certamente non sarà la devastata sinistra – italiana ed europea – a proporle, ben venga la DESTRA.
Per questo mi piace esservi vicino. Io sono solo un semplice professore universitario, che D’Annunzio talvolta studia ma non si sogna di imitarlo, guido al massimo la moto ma non piloto i biplani da guerra. Ma vorrei dire con lui: “Come uomo d’intelletto, vado verso la vita“, però lui lo disse nel 1900 passando dalla destra storica alla sinistra, in Parlamento. Io lo dico passando ad abbracciare, se non tutte, almeno molte delle vostre idee. Cioè andando verso la DESTRA, anche perché di sinistra sono stato forse a vent’anni ma mai dopo.
Auguri di cuore!
Paolo L. Bernardini
