Cos’è l’identità nazionale?
Nelle giornate precedenti gli Stati Generali di Rinascimento Nazionale, i principali organi di informazione si domandavano cosa mai fosse questa “identità nazionale” della quale ci apprestavamo a discutere. Questa domanda ci è parsa un poco sconfortante, ma abbiamo deciso di dare alcune risposte: questo breve scritto prova ad indicare spunti di riflessione[i].
La questione è metafisica: ma chi legge non si scoraggi; non si intende qui riferirsi ad Aristotele[ii], ma piuttosto a Quine[iii], che con questo termine intende tutto l’insieme di entità, strutture e principi indispensabili, in cui è necessario credere per la formulazione delle teorie che ci interessano. La “nefasta separazione”[iv] tra fede e ragione deve quindi essere ricomposta, perché non è reale. La vita quotidiana è disseminata di atti di fiducia, che formano lo scheletro delle nostre giornate e senza i quali non c’è relazione personale, legame sociale e comunità politica[v].
Questa fede, o fiducia, che forma e informa le nostre decisioni quotidiane, costituisce la struttura della nostra anima, da intendersi come modello mentale profondo. Non è razionale, ma è ragionevole: ordina il nostro vissuto e le emozioni più autentiche, guidando le scelte decisive e i desideri al di là della consapevolezza. Insomma, è quell’insieme di valori, intuizioni e spinte inconsce che formano la nostra identità; che agiscono nell’ombra, permettendoci di navigare la complessità della vita quando la sola logica non basta.
Nel mondo Occidentale, ed in particolare in Italia, questo insieme di valori si è costruito nei secoli – o millenni. Alcuni termini hanno assunto un significato peculiare, che è diverso in altre culture.
Un termine quasi innocente come persona, nella cultura Occidentale risente delle elaborazioni filosofiche e teologiche legate alla Trinità: poiché il Dio cristiano è definito come tre persone in relazione armonica tra loro (pericoresi), il concetto di persona nella concezione cristiana non è un individuo isolato, ma esiste in quanto è in relazione con l’Altro e quindi, per conformazione, con gli altri. Il dogma della Trinità ha influenzato in modo decisivo il rapporto tra persona e comunità, gettando le basi per superare sia l’isolamento individualista sia l’assorbimento collettivista.
Quando si parla di famiglia, nel cristianesimo il matrimonio è principalmente una comunione spirituale e personale che riflette l’amore tra Cristo e la Chiesa ed è considerato un segno dell’alleanza di Dio con l’umanità. Per questo motivo l’unione è vista come stabile e permanente e la monogamia è considerata essenziale.
Ma una delle questioni principali, almeno per ciò che riguarda la vita politica, è la concezione di nazione. L’Occidente cristiano ha storicamente favorito la nascita dello Stato-nazione secolare, fondato sul patto costituzionale tra persone autonome.
Qui occorre aprire una parentesi importante: il mondo islamico ha tradizionalmente privilegiato il concetto di patto etico-religioso transnazionale, in cui lo Stato è subordinato alla legge divina. In altri termini, nell’islam tradizionale la sovranità non appartiene al popolo o allo Stato, ma ad Allah[vi]. L’appartenenza alla Umma è quindi ontologicamente e spiritualmente superiore a qualsiasi identità nazionale. Per un musulmano tradizionale, il legame di fratellanza con un correligionario all’altro capo del mondo è più profondo di quello politico con un concittadino non musulmano[vii]; le frontiere attuali del mondo islamico sono spesso percepite come un’eredità del colonialismo europeo, in costante tensione con l’ideale transnazionale della Umma. Quindi, nei sistemi giuridici islamici classici, la piena cittadinanza e l’identità collettiva non derivano dal suolo (ius soli) o dal sangue (ius sanguinis), ma dall’adesione alla legge rivelata (Shari’ah). Chi non è musulmano ma appartiene alle religioni monoteiste (cristiani ed ebrei) viene tradizionalmente tutelato sotto lo statuto di Dhimmi (protetti), integrato nella società, ma con un’identità giuridica e doveri fiscali distinti[viii]. La legge, quindi non è uguale per tutti.
Non si tratta di pura teoria. Nel Regno Unito è presente un numero di “consigli Shari’ah” compreso tra i 30 e gli 85[ix], che forniscono pareri e decisioni basati sul diritto islamico per i musulmani che scelgono di rivolgersi a loro. Ma c’è di più: il governo laburista inglese ha recentemente aumentato del 4,8% gli assegni familiari per gli uomini con più di una moglie. Nonostante nel Regno Unito la poligamia sia formalmente vietata (è reato), lo Stato la finanzia con i soldi dei contribuenti se il matrimonio poligamico è stato celebrato all’estero (cosa che generalmente avviene in paesi islamici)[x]. A parere di chi scrive, questa non è “integrazione”: è resa, senza condizioni.
Pare necessario evidenziare che non si intende qui giudicare la superiorità di un modello piuttosto che di un altro. Peraltro, chi scrive è affascinato dalla lingua e dalla cultura araba. Ma è essenziale sottolineare le differenze, al fine di comprendere le tensioni che insorgono quando uno stesso individuo vive queste strutture tra loro contraddittorie, trovando in famiglia un determinato insegnamento valoriale, mentre nella società vige un vissuto di valori che ne differisce radicalmente.
È già stato indicato come questa tensione possa portare ad avere dei disturbi schizoidi[xi], causati esattamente dal problema di trovarsi in una “terra di mezzo”. Mentre la prima generazione di immigrati compie una scelta consapevole, accetta i sacrifici ed è ancorata alla cultura del Paese d’origine, chi fa parte della seconda generazione non si sente del tutto straniero, ma nemmeno viene percepito come autoctono; soprattutto, non si riconosce in alcuna delle culture che incontra[xii]. Paradossalmente, l’islamizzazione avviene dopo un percorso di frustrazione che porta alla radicalizzazione[xiii]. Sui giornali compaiono solo i casi eclatanti: ma quanti problemi, in quanti giovani delle seconde generazioni, si stanno verificando a causa di questa pretesa ed imposta multiculturalità? Chi propone questo modello è colpevole; non solo nei confronti della società Occidentale, ma anche nei confronti delle persone che, asseritamente, vorrebbe favorire mediante integrazione ed inclusione.
Il problema di base è che non si tratta di una questione di comprensione razionale: l’intelligenza è veloce, riesce a cogliere i cambiamenti con una rapidità a volte sorprendente. Ma noi non siamo solo intelligenza razionale, siamo anche anima. E nel caso dei valori, si tratta proprio di una assimilazione nell’anima: e l’anima è lenta, infinitamente lenta.
Non significa che quindi non si debba mutare nulla: ma significa piuttosto che occorre inserire i cambiamenti nel solco della tradizione che viviamo. La tradizione è la custodia dei cambiamenti dell’anima.
Ciò che pare maggiormente preoccupante, in questi tempi difficili, è la negazione, o relativizzazione, dei valori Occidentali proprio da una parte degli intellettuali la cui cultura nasce radicata in questi; spesso senza rendersi conto che l’assenza di valori crea spazi vuoti che vengono occupati dalle fasce più intolleranti e violente, che si inseriscono con prepotenza[xiv].
Nonostante chi scrive non sia di fede islamica, si permette comunque di suggerire ai musulmani che vivono in Occidente di approfondire i contenuti della propria fede, appoggiandosi ad imam non improvvisati, in strutture non abusive e costruite con fondi tracciabili[xv]. In questo modo potranno provare a verificare la compatibilità tra la loro fede e l’ordinamento democratico nel quale anche loro vivono[xvi].
Un invito molto più forte è invece rivolto a chi si riconosce, o dovrebbe, nei valori dell’Occidente cristiano. L’identità nazionale italiana è l’insieme di significati, istituzioni, simboli e legami storici attraverso cui il popolo italiano interpreta la persona, la famiglia, la comunità politica e il rapporto con il trascendente. Una anima collettiva che si esprime nella lingua che parliamo, nei monumenti che custodiamo, nei libri che leggiamo, nelle leggi che ci governano e nelle tradizioni civiche che ereditiamo. Occorre disseminare cultura, il più possibile nei territori, il più possibile vicino ai luoghi dove le persone vivono, il più possibile riferendosi alla tradizione Occidentale e Nazionale. Sulla sapienza e bellezza della nostra tradizione culturale, si fonda la forza che ci consente di dire saldamente “non temerò alcun male[xvii]”.
[i] Di fondamentale importanza sul tema è lo scritto del Prof. Mario Conetti su questo stesso sito:
https://www.rinascimentonazionale.it/2026/05/06/stati-generali-nord-ovest-chiama-italia-prof-conetti-una-darme-di-lingua-daltare-di-memorie-di-sangue-e-di-cor/
[ii] In “Storia della metafisica” (Carocci, 2019) Enrico Berti (curatore) nota che con il termine “metafisica” nella storia si è praticamente coperto l’intero scibile filosofico. Questo è accaduto perché, nell’evoluzione del pensiero occidentale, la metafisica ha finito per assorbire o indicare tutti i massimi problemi della filosofia, prima che si scindessero in discipline specializzate.
[iii] Opera di riferimento, in questo caso, è: Willard V. Quine “Da un punto di vista logico”, Cortina, 2004.
[iv] Particolarmente accurato per il problema in questione è il testo di B. Maggioni, E. Prato “Il Dio capovolto”, Cittadella, II Ed. aumentata 2020.
[v] Al proposito si veda D. Marconi “Per la verità. Relativismo e filosofia”, Einaudi, 2007.
[vi] Tra le varie correnti teologiche che si sono sviluppate anche nell’islam, si osserva la presenza di una “liberazionista” (Farid Esack “Qur’an, Liberation and Pluralism”, Oneworld Publications, 1996) basata sull’esperienza della discriminazione in Sudafrica. Il problema principale è che per le maggiori correnti teologiche il Corano è increato in quanto Parola di Dio. Non è quindi possibile operare su di esso alcuna critica testuale, come invece è stata fatta sulla Bibbia.
[vii] Risalta in proposito il testo di Andrea Pacini “L’islam politico, i Fratelli Musulmani e le sfide della modernità”, in Fondazione Giovanni Agnelli (a cura di), I Fratelli Musulmani e il dibattito sull’islam politico, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 1996
[viii] In particolare sul tema si veda G. Spanò “Un modello islamico? Sistemi e paradigmi macro-comparati, oltre la «Rule of (Traditional) Law»” Giappichelli, 2024.
[ix] Articolo britannico di riferimento, anche per l’importanza della testata, è “How the UK became ‘western capital’ for sharia courts” The Times, 18 dicembre 2024, ultima consultazione 16 giugno 2026: https://www.thetimes.com/uk/society/article/sharia-law-courts-uk-marriages-divorce-zs76vq2c9 Si deve anche sottolineare come non sia accettabile che uno Stato democratico e forte come il Regno Unito non conosca nemmeno con precisione quanti tribunali paralleli sono sorti sul proprio suolo.
[x] Fa scalpore anche nello stesso Regno Unito la notizia, riportata, tra gli altri, da https://www.express.co.uk/finance/personalfinance/2203443/dwp-increases-benefits-husbands-2
https://www.gbnews.com/money/dwp-increases-benefits-paid-to-additional-spouses
ultima consultazione: 16 giugno 2026.
[xi] Anche in questo caso è necessario citare lo scritto del Prof. Conetti su questo sito:
https://www.rinascimentonazionale.it/2026/05/26/i-fatti-di-modena-multiculturalismo/
[xii] Molti sono i testi che ne parlano. Interessante è notare che questo tema è trattato anche fuori dall’Europa: Lindsey Holtgraves “The Politics of Identity: The Roots of Radicalization and Home-grown Terrorism Amongst Second and Third Generation Immigrants in Europe” Tesi difesa alla Università del North Carolina per il conseguimento del titolo di Trans-Atlantic Masters al Dipartimento di Scienze politiche, Chapel Hill, 2012.
[xiii] In effetti non si può negare che l’attentatore di Modena del maggio scorso avesse problemi di salute mentale, anche perché nessuno sano di mente esce di casa pensando di uccidere altri esseri umani e volendo morire per questo. Ma alla domanda se si possa considerare un musulmano fedele, la risposta deve essere negativa: l’islam si è sviluppato in un ambiente cristiano eretico monofisita; di conseguenza, Gesù è il Messia, nato in modo miracoloso, mai morto in croce, e di cui si attende il ritorno. Offendere il Messia è blasfemia, nell’islam tradizionale. Quale islam ha imparato quel povero ragazzo, e dove?
[xiv] Gli anni passano ed alle volte le cose peggiorano. Oggi alcune parrocchie, anche nella Diocesi di Milano, mettono a disposizione dei locali per la preghiera islamica. Il 6 dicembre 1990 il Card. Martini, nel suo discorso alla città intitolato “Noi e l’islam” metteva in guardia i presbiteri da questa tentazione ed invitava ad un rapporto equilibrato, incentrato sull’annuncio del Vangelo. Nel corso degli ultimi 36 anni, qualcosa deve essere andato male.
[xv] Lo Stato è chiamato a verificare che queste condizioni siano rispettate.
[xvi] In merito a questo tema ci sono diverse discussioni. Interessante è il testo di Bassam Tibi “Euro-Islam. L’integrazione mancata” (curato in Italia da Nina zu Fürstenberg). Marsilio, 2003.
[xvii] Alla fine, è parso opportuno affidarsi al Salmo 22(23), 4
